Un po' di Storia
La Statua della Madonna
Tra le molteplici sculture lignee presenti nelle chiese pietracatellesi, le due riguardanti la Madonna di Costantinopoli sono notevoli esempi degni di menzione.
Come già accennato negli scritti precedenti, nella cappella rurale intitolata alla Vergine vi era custodita una pregevole statua lignea policroma, risalente alla metà del Trecento, di produzione umbro-abruzzese, la quale, come sostiene la studiosa Dora Catalano, essa “si distingue per una più spiccata adesione alla formule stilistiche in voga nella capitale partenopea: aristocratica o meglio squisitamente “cortese”…l’artista ricerca effetti di eleganza attingendo ad un repertorio di ritmi e di interpretazioni plastiche ben sperimentato proprio dai toscani, soprattutto con l’ampia falcatura delle pieghe del manto, scavate profondamente e ricercatamente composte ai piedi di Maria, e si addentra nello studio dei toscani di Napoli recuperandone anche singole idee…”. Attualmente tale opera è conservata in una collezione privata a Torino.
Tra il XVII e il XVIII secolo, si assistette ad una radicale modifica degli apparati liturgici e dell’arredo delle chiese dettato da quel clima di rinnovamento culturale, e pertanto artistico, promosso soprattutto dagli esponenti delle grandi famiglie nobiliari, nonché dalle cariche più alte del clero secolare.
Per quanto riguarda “le terre di Pietracatella”, parafrasando gli scritti del Cardinale Orsini, questo rinnovamento è possibile toccarlo con mano attraverso gli esempi che ci sono pervenuti, tra i quali spicca la Madonna di Costantinopoli, opera dello scultore Giacomo Colombo.
Di tale scultore, nato in provincia di Padova nel 1663 e trasferitosi ancora adolescente a Napoli, il Molise può vantare un numero considerevole di opere, sia di sua mano sia della sua bottega.
Fu scultore in marmo, legno policromo e stucco, pittore, disegnatore di argenterie sacre e di incisioni riproducenti le sue opere. Nel 1689 entra nella Corporazione dei pittori della quale fu prefetto nel 1701. La sua bottega operò dal 1688 al 1730, anno della morte del Colombo. Ebbe tra gli allievi anche Paolo Saverio di Zinno di Campobasso, celebre artista molisano ideatore dei “Misteri”.
La Madonna di Costantinopoli, conservata nell’omonima chiesa, fu realizzata ne1 1695 e restaurata nel 1870 da Gabriele Falcucci di Atessa, come recita la scritta posta al disotto della base.
L’indubbia maestria del Colombo è già evidente in una così giovanile opera; la materna espressività del volto della Vergine non nasconde, però, un certo legame, nella postura e nella ieraticità con cui si presenta, con le Theotokos Hodegetriae bizantine .
L’umanità, che per taluni aspetti la caratterizza, trova, invece, nella giovane bellezza di qualche popolana il suo corrispettivo, portando a soluzioni di vivace realismo.
Un abbondante manto blu cobalto, trapunto di stelle, avvolge la Vergine e il Gesù Bambino dall’espressione giocosa, che in atto di benedire con la destra tiene nell’altra il globo crucigero, tipico dell’iconografia imperiale, simbolo della sovranità di Dio.
Da notare, inoltre, un certo gusto per i particolari come il raffinato tessuto che copre il Bambino o il variegato scialle che avvolge il collo della Vergine.
Singolare, invece, la quasi estraneità iconografica con la Madonna di Costantinopoli venerata a Napoli nell’omonima chiesa.
La Madonna di Pietracatella non rappresenta che un piccolo tassello di una articolata produzione che si inserisce in un contesto territoriale più ampio, che si spinge sino in Capitanata, della quale anche Pietracatella ne era parte integrante.