Un po' di Storia
La Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli
Le testimonianze sulle origini del culto alla Madonna, che a Pietracatella è venerata con il titolo di Costantinopoli, passato poi, nel corso dei secoli, al più affettuoso appellativo di “Madonna della ricotta”, sono frammentarie e in alcuni casi pressoché inesistenti. Il culto della Madonna di Costantinopoli è attestato e diffuso soprattutto al sud della nostra penisola in quelle terre che un tempo facevano parte del Regno di Napoli; molti altri paesi del Molise, infatti, mostrano una particolare devozione alla Vergine.
Una prima testimonianza possiamo riscontrarla tra il XIV e il XV secolo quando in località “Chiesa rotta” (nei pressi dell'attuale cimitero) vi era stata edificata una piccola cappella rurale, all'interno della quale, molto probabilmente, vi era custodita una statua lignea policroma raffigurante la Madonna. Si tratta di un'opera, risalente al 1370, raffigurante la Madonna seduta con il Bambino appoggiato in grembo in atto di benedire e con la mano sinistra tiene il globo crugigero, opera di pregevole fattura, importante esempio di scuola abruzzese, molto simile, nelle fattezze, alla Madonna di Costantinopoli presente nel Santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano. E' probabile, inoltre, che questa primitiva cappella fosse di fondazione anteriore, intorno al XI-XII secolo.
Dal XIV secolo in poi non abbiamo notizie che ci informano di vicende inerenti a tale edificio, bisogna arrivare al 1606 per riscontrare un nuovo interesse. A questa data risale una campana di piccole dimensioni (presente nell'attuale cella campanaria) che reca su di un lato lo stemma della famiglia marchesale Ceva Grimaldi e dall'altro l'effige della Vergine, con il motto “Verbum caro factum est” dono di Gianfrancesco Ceva Grimaldi, che in questo stesso anno conseguì il titolo di Marchese di Pietracatella. Date le dimensioni ridotte del manufatto è facile supporre la sua collocazione in una piccola cella campanaria, come poteva essere quella di cui era dotata la cappella in questione. Questo edificio sacro mantenne la sua funzione di culto fino al 1696, come ci è dato sapere dal rendiconto della quarta visita pastorale, nel luglio dello stesso anno, del Cardinale Vincenzo Maria Orsini (eletto nel 1725 al soglio pontificio con il nome di Benedetto XIII) che così decreta: “..essendosi questa chiesa lesionata nei muri a causa dei fondamenti che non sono sodi, si ordina al Vicario foraneo di profanarla col demolire l'altare...e di trasferire la statua della B. Vergine nella Chiesa di San Rocco..”. Bisogna tener presente che la statua menzionata dal decreto non corrisponde a quella del 1370 ma, bensì, a quella attuale, realizzata nel 1695 da Giacomo Colombo (1663-1731), scultore napoletano di grande abilità e fama. Non siamo a conoscenza dei motivi di questa commissione; c'è da ritenere che le nuove esigenze di culto e di devozione popolare portarono nel XVII secolo ad una maggiore richiesta, in tutte le comunità, di pregevoli statue lignee provenienti per buona parte dal capoluogo partenopeo, sede dei più importanti artisti attivi al tempo. La Chiesa di San Rocco, citata nel decreto, era già esistente nel 1690 (compare nell’ “Inventario delle cappelle e delle confraternite”), ed accolse al suo interno la statua della Vergine. La Chiesa, dedicata al santo pellegrino, era ubicata al di fuori della cinta muraria del paese, nella radura antistante Porta d'Achille, una delle cinque porte che permettevano l’accesso al borgo medievale.
Nel 1701 l’antica cappella della Madonna di Costantinopoli per decreto dello stesso Orsini venne, infine, abbattuta. La devozione popolare portò in poco tempo all’intitolazione, nel 1705 della Chiesa di San Rocco a Chiesa Santa Maria di Costantinopoli, consacrata, poi, il 23 luglio 1713 dal Cardinale Orsini. La nuova chiesa, come possiamo appurare dal “Libro delle conclusioni, che si fanno dalla consulta e da tutti i confratelli”, redatto per la prima volta nel 1834, venne ricostruita ex novo a causa di un crollo; si legge infatti: “il 1° gennaio 1837 si approva il progetto del muratore Agnello Rea, il quale intende riedificare la cappella crollata a quelle condizioni eque che gli saranno imposte”. Successivamente la confraternita, indebitandosi notevolmente, decise di ampliarla fino a raggiungere le dimensioni attuali. Nel libro sopra accennato, si legge: “Il 3 giugno 1855 si esamina la rimostranza del muratore Antonio Vecere, il quale ha opposto con l’istrumento del 2 settembre 1853 egli si obblighi di fare per appalto tutti i lavori di ricostruzione e abbellimento della chiesa della congregazione giusta il disegno e la perizia. Inteso l’architetto D. Angelo Palmieri, questi ha detto esser vero che i prezzi sono assai bassi e quindi di esser giusto che si accolga la domanda dell’appaltatore..... Il 5 gennaio 1856 il priore D. Anselmo Pillarella fa conoscere che il muratore A. Vecere di Sant'Elia a Pianisi, appaltatore dei lavori da farsi per la ricostruzione della chiesa si è reso inadempiente ai patti stipulati e vengono in seguito continuati dal muratore Andrea Minchillo di Pescopennataro”. Terminati i lavori, che durarono fino al 1863, la Chiesa fu consacrata dal Cardinale Camillo Siciliano di Rende il 23 maggio 1893, come riporta la targa marmorea posta sulla controfacciata, che recita:
“QUESTA CHIESA ERETTA IN ONORE DI MARIA SS. DI COSTANTINOPOLI E’ STATA CONSACRATA DALL’EMINT.MO CARDINALE CAMILLO SICILIANO DI RENDE IL 23 MAGGIO 1893”.
La facciata fu realizzata, in pietra locale, nel 1874. Il campanile, non ancora ultimato a questa data, fu completato solo nel 1939 dal muratore pietracatellese Donato Spallone. L’attuale chiesa rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura ottocentesca della regione, sia per le dimensioni sia per l’armonia delle forme. La facciata è suddivisa in due registri; in quello inferiore vi è una coppia di lesene binate di ordine tuscanico, mentre in quello superiore, ugualmente, vi è una coppia di lesene binate di ordine ionico. Queste, tripartendo la facciata, segnano su quest’ultima la corrispondenza interna delle navate, alle quali si accede per mezzo di tre portali di cui quello centrale è di dimensioni maggiori. I finestroni sono ora arricchiti da splendide vetrate artistiche donate da uno dei priore nell’anno Santo del Giubileo 2000. La pianta, tipica delle basiliche, è suddivisa in tre navate di cui la centrale maggiore termina con abside poligonale, dove al centro vi è una nicchia che custodisce la statua della Vergine. Fiancheggiano quest’ultima altre quattro nicchie minori con statue lignee di santi: a sinistra San Luigi Gonzaga, dello scultore abruzzese Gabriele Falcucci che la realizzò nel 1876, e San Vincenzo de' Paoli, opera in cartapesta di autore e data sconosciuti; a destra San Filippo Neri e San Gaetano, entrambe di autore sconosciuto ma riconducibili ad una stessa bottega. Al centro domina la grande cupola emisferica, posta all’incrocio del transetto, al disotto della quale vi è l'altare maggiore in marmo policromo terminante con due sculture in marmo bianco di cherubini. L’area presbiterale è racchiusa da una balaustra in marmo policromo realizzata nel 1899: a questa data corrisponde anche la realizzazione del pulpito. Una volta la zona dietro l’altare era rivestita da un coro ligneo. Ai lati del transetto vi sono posti, l'uno di fronte all'altro, due altari minori; quello di sinistra è dedicato a Santa Filomena, con statua lignea dello scultore napoletano Saverio Verzella datata 2 novembre 1836, e quello di destra è dedicato alla Madonna Incoronata con opera lignea di autore sconosciuto, raffigurante la Vergine di Foggia.
Le navate laterali presentano quattro altari minori, due per lato. Il primo che si incontra è quello dell'ex titolare della chiesa San Rocco, con statua lignea, che, molto probabilmente, era già presente nell’antica chiesa. Subito dopo vi è quello dedicato al Santo di Padova, Antonio, con grande tela ad olio di Giuseppe Chiarolanza; infine immagine della Madonna del Rosario di Pompei.
La navata laterale destra presenta un primo altare dedicato alla Santa di Siracusa, Lucia, con statua lignea datata al 1836 di autore sconosciuto, (oggi sostituita da una di recente fattura); subito dopo vi è l’altare dedicato alla Madonna del Carmine con grande tela ad olio di Giuseppe Chiarolanza; poi un quadro di Santa Rita, al disotto del quale, una volta, vi era l’entrata alla cripta. Tale ambiente è stato chiuso definitivamente con i rifacimenti del pavimento nel 1954. L’ultima parete, infine, è arricchita da un Crocefisso ligneo a dimensioni naturali donato nel luglio del 1991.
Sul soppalco, addossato alla controfacciata e sostenuto da quattro colonne doriche, vi è un antico organo realizzato da Severino Gennaro di Napoli, risalente al Settecento. Il campanile, con i suoi ben 25 metri di altezza, domina buona parte del paese. La cella campanaria presenta cinque campane: due dell’orologio comunale di piccole dimensioni, di cui una del 1500, l’antica campana del 1606, la campana che un tempo pendeva dall’arco centrale, del peso di 160 kg, ed infine la campana realizzata nell’occasione del 1° centenario di consacrazione della chiesa, del peso di 320 kg. Inoltre, sempre a ricordo del centenario nel 1993, è stata posta una targa sulla controfacciata che recita:
“IL POPOLO DI PIETRACATELLA AL SUONO DI NUOVA CAMPANA BENEDETTA DA MONS. ETTORE DE FILIPPO ARCIVESCOVO METROPOLITA DI CAMPOBASSO-BOIANO PREGA LODA ESALTA MARIA SS DI COSTANTINOPOLI VERGINE MADRE REGINA”.
A causa del sisma del 31 ottobre 2002, che ha interessato l’intera area dei Frentani, la chiesa è rimasta chiusa per lavori di restauro, fino al maggio 2006, appena in tempo per i festeggiamenti in onore della Vergine. Con tali opere, l’intera struttura è stata consolidata grazie all’inserimento di tiranti. La Confraternita e la comunità di Pietracatella sono, però, ancora impegnate nella ricerca di ulteriori fondi per poter ultimare i lavori necessari nella chiesa.